sabato, giugno 24, 2006

 

IL REFERENDUM COSTITUZIONALE

EDITORIALE

Domenica 25 e lunedì 26 giugno prossimi si andrà a votare per il referendum che deciderà se confermare (votando SI’) o cancellare (votando NO) la riforma che riguarda 52 articoli sugli 85 che compongono la seconda parte della Costituzione Italiana.
Noi non siamo esperti né di diritto costituzionale né di normative o leggi che regolano la vita politica di una nazione.
In questo numero speciale quindi non analizzeremo nei dettagli la riforma che è stata votata dai due rami del Parlamento a maggioranza relativa (è per questo motivo che si tiene il referendum), né elencheremo i pro o i contro che ogni costituzionalista può trovare in ognuno degli articoli modificati dalla revisione della Costituzione.
Quello che vogliamo spiegare è perché siamo entrambi decisi a votare NO il 25 o il 26 giugno 2006.

La redazione.

I FATTI

Premessa

La coalizione di centro-destra (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione di Centro, Lega Nord e altri partiti minori) aveva 335 parlamentari alla Camera e 176 al Senato.

Prima votazione (Camera)

18 ottobre 2004: la Camera approva, con i soli voti della maggioranza, il disegno di legge di riforma della Costituzione. I sì sono stati 295, i no 202, 9 gli astenuti.

Per diventare legge il provvedimento deve passare ancora una volta al vaglio dei due rami del Parlamento con un intervallo non inferiore a tre mesi tra un voto e un altro.

Seconda votazione (Senato)

23 marzo 2005: il disegno di legge sulla riforma della Costituzione viene approvato con 162 voti favorevoli e 14 contrari. I senatori del centrosinistra hanno lasciato l'aula e non hanno partecipato al voto.

Nella maggioranza, in dissenso il vicepresidente di An e del Senato Fisichella.

Terza votazione (Camera)

20 ottobre 2005: la Camera dà il via libera, con 317 voti favorevoli, 234 no e 5 astenuti, al disegno di legge di riforma della seconda parte della Costituzione.

Il centrosinistra, contrario alla legge, ha votato contro e ha rimandato la battaglia al referendum confermativo che ha già detto di voler indire.

Quarta votazione (Senato)

17 novembre 2005: il Senato vota sì alla legge che cambia la Costituzione. Con 170 sì, 132 no e 3 astenuti, arriva l'ultimo voto che cambia l'assetto istituzionale dell'Italia.

La Costituzione italiana viene cambiata: oltre 50 articoli vengono modificati per introdurre i nuovi assetti. Nasce un Senato delle Regioni, viene introdotto il premier (non più Presidente del Consiglio) con poteri più ampi di quelli attuali sia nei confronti dei ministri sia nei confronti del Parlamento, vengono trasferite in via esclusiva competenze alle Regioni mitigate da un interesse nazionale che può permettere l'intervento dello Stato ma anche aprire frequenti conflitti di competenze. L'opposizione, compatta, ha ribadito la propria scelta: impossibile un dialogo, la battaglia continua con il referendum.

Richiesta di referendum

22 febbraio 2006: disco verde della Cassazione alla richiesta di referendum sulla riforma della costituzione avanzata da 15 Consigli regionali e da un nutrito gruppo di deputati e senatori. Il via libera è stato deciso dall'ufficio centrale per i referendum, che ha sede nella Suprema Corte.

Ultimi adempimenti

14 marzo 2006: viene ampiamente superato il quorum del mezzo milione di firme valide a sostegno del referendum contro la riforma costituzionale.

La Cassazione controlla la correttezza formale delle firme depositate il 17 febbraio dal comitato promotore per azzerare le riforme della seconda parte della Costituzione.

Il 14 febbraio erano state depositate le firme di 112 senatori e 249 deputati per chiedere la consultazione referendaria. È questa la prima volta che tutti e tre i soggetti 'abilitati' a chiedere un referendum - cittadini, parlamentari e regioni - si sono mobilitati per impugnare una legge costituzionale.

28 aprile 2006: il Consiglio dei ministri decide la data del voto per la consultazione confermativa della riforma costituzionale.

Il primo ed unico referendum costituzionale nella storia della Repubblica è quello che ha portato all'approvazione della legge costituzio-nale del 2001, che ha sancito una vasta riforma del titolo V della Costituzione riguardante le autonomie locali.

IL CONTESTO

Gli articoli della Costituzione Italiana possono essere modificati mediante votazione sia della Camera dei deputati che del Senato della Repubblica secondo gli articoli che qui riportiamo:

Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Art. 139.

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.


ATTUALITÀ

Perché bisogna andare a votare

Come recita l’articolo 138 della Costituzione, il referendum popolare si rende necessario, se richiesto, quando la revisione di uno o più articoli della Costituzione non ottiene la maggioranza qualificata (i due terzi dei componenti delle Camere) nelle votazioni parlamentari.

A differenza dei referendum che siamo abituati a votare per abrogare le leggi approvate dal parlamento (sono i referendum popolari, regolati dall’articolo 75 della Costituzione*), il referendum costituzionale non è abrogativo.

Quindi si vota NO se si vuole annullare la riforma della Costituzione e si vota SI’ se la si vuole approvare.

Inoltre il referendum è sempre valido, non si deve raggiungere il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto.

Per questo motivo la partecipazione al voto è necessaria per esprimere il proprio parere sulla riforma.

Chi non va a votare non vota NO, perché la consultazione sarà comunque valida.

Perché votare NO

Come si può pensare di cambiare più del 60% della seconda parte della Costituzione con una maggioranza di appena 30 o 40 voti in Parlamento?

Secondo noi la Costituzione deve essere modificata solo con il voto dei due terzi del parlamento.

Infatti solo in questo caso il referendum non è né previsto né necessario, perché le leggi non le fa il popolo a maggioranza ma i parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni.

Se non c’è accordo fra le parti è giusto che la legge fondamentale dello Stato NON sia modificata.

La Costituzione non è e non deve essere solo di una parte politica!

Ci sono delle riforme, e certamente lo è quella costituzionale, in cui non si può fare, a seconda del risultato delle elezioni politiche, una riforma votata solo da una parte del parlamento.

E’ già successo nel 2001 quando, alla vigilia delle elezioni politiche, la coalizione di centro-sinistra ha approvato una riforma dei poteri e delle competenze regionali, provinciali e comunali che è stata poi confermata da un referendum costituzionale (l’8 ottobre votò il 34% degli aventi diritto e il Sì vinse con il 64,2%).

Questo ha creato un precedente per cui il rischio è che, ad ogni legislatura, una parte politica approva una “propria” riforma costituzionale, e questo fatto diventa quasi prassi parlamentare ogni cinque anni: ciò è inaccettabile; la Costituzione non può essere “rimodernata” ad ogni legislatura!

Le polemiche e le discussioni che sentiamo e leggiamo sui giornali riguardo a future modifiche solo se la riforma verrà approvata non hanno rilevanza.

Ricordiamo che il referendum non è sulla Costituzione, ma serve solo a pronunciarsi su QUESTA riforma.

Chi vota NO non vota contro qualsiasi riforma della Costituzione; si pronuncia semplicemente contrario a QUESTA riforma.

Questo significa che qualsiasi riforma votata a maggioranza relativa sia da respingere? Assolutamente no.

Se una riforma, seppur voluta dalla maggior parte delle forze politiche non dovesse raggiungere i due terzi nelle votazioni parlamentari magari anche per pochi voti, certamente sarebbe da valutare positivamente, e al referendum si “dovrebbe” votare SI’.

Questa volta, come purtroppo è già successo nel 2001, si è voluto a approvare una riforma “di parte”, che, proprio perché è di parte, è da respingere.

Se è volontà politica, come sembra affermare la gran parte dei soggetti politici, modificare insieme la Costituzione, basta che tutte le modifiche siano votate “da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Per questi motivi noi voteremo NO.

Invitiamo chi legge ad andare a votare.

Siamo convinti che sia giusto e doveroso votare NO.

Chiediamo a chi legge, se è stato convinto dalle nostre opinioni, di consigliare amici e conoscenti a votare NO a questa riforma.

__________________________

*Art. 75.

È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

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FONTI E APPROFONDIMENTI

La Storia, Grandi Opere di UTET Cultura, Vol. 24 “Dalla fine degli anni ’80 a oggi”, La Repubblica, Roma, 2004

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/11_Novembre/16/senato.shtml

http://www.referendumcostituzionale.org/index3.asp

http://www.sivotasi.it/testoriforma.php?PHPSESSID=63164a4c10a12a48659530dabad23dca

http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm

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